martedì 8 settembre 2015

Bilca, l'inizio e la fine di One Piece || Black



Con la pubblicazione della teoria sui 100 anni di vuoto di Panda e Usoppo, una lettura alquanto istruttiva e originale, cui vi consiglio caldamente di dare un’occhiata, se non altro per il fatto che sia impeccabilmente coerente con sé stessa e, per certi versi, innovativa, sono andato a rileggere le mini-avventure di Enel, col presentimento che avessi(mo) tralasciato qualcosa… Un piccolo dettaglio passato sempre sotto mano di fronte alle ormai celebri scritture sulle pareti…

E devo ammettere (con mia grande gioia) che tale sentore era corretto. Così, sulla base di questa promettente “rivelazione”, ho metabolizzato le informazioni che ho accumulato nel tempo e ho redatto questa teoria che, tra poche righe (un minuto di pazienza che ho quasi finito), mi accingo a enunciarvi. 

Collegare tutti i misteri è risultato impossibile, sia per la forte mancanza di informazioni e indizi, sia per il fatto che non potevo mettermi a scrivere decine di pagine solamente su delle speculazioni. Ragion per cui non sorprendetevi se non troverete spiegazioni su alcuni grandi misteri, così come vi invito a non prendere come verità assolute le ipotesi fatte su terreni ancora sterili di informazioni. Senza ulteriori indugi, vi annuncio che il tassello della storia a cui ho rivolto la mia attenzione è… Bilca!


Nel corso della storia, veniamo a conoscenza di 2 località che portano il nome di Bilca: la prima è l’isola nel cielo distrutta da Enel prima di arrivare a Skypiea; la seconda è l’antica città rinvenuta dal Dio durante le sue avventure nello spazio. Ed è su questa seconda città che, per il momento, voglio soffermarmi.






Prima di attenzionare, come da consuetudine, le incisioni sulle pareti, vorrei fare un passo indietro per ripercorrere insieme l’avventura di Enel in questo luogo. Non appena entra nella profonda cavità che avevano dissotterrato i pirati spaziali, il Dio si ritrova in una città completamente avvolta dall’oscurità e, come se si trattasse di un nemico, decide di attaccarla con una delle sue scariche elettriche. Ciò che stupisce sia noi che Enel è che suddette scariche non sortiscono alcun effetto distruttivo ma, al contrario, donano alla città una nuova energia e riportano alla vita gli automi che destavano in un sonno eterno. Curiosamente sembra che tale azione non sia frutto di un evento fortuito e casuale, ma di un avvenimento già scritto e da sempre atteso. E con un Enel sempre più incredulo e confuso, ci ritroviamo a leggere le incisioni sulle pareti e scopriamo che la città si chiamava Bilca e l’antico popolo dovette abbandonarla per mancanza di risorse…

Le scene in questione. Non vi riporto quelle delle incisioni perché le sapete a memoria, vero?


E qui arriviamo al dettaglio di cui vi parlavo sopra. Le risorse di cui facevano menzione le scritture non si riferivano affatto ai primordiali bisogni umani (cibo e bevande), come per molto tempo è stato ipotizzato, ma all’ELETTRICITÀ

L’antico popolo era riuscito, in qualche modo, a sfruttare questa energia per i suoi progetti, solo che col tempo dovette finire la propria fonte primaria di energia e decise, quindi, di recarsi sulla Terra, con l’intento di reperire dei mezzi per produrre nuova elettricità e continuare successivamente il lavoro.

Il cardine di questi progetti figurava in degli automi, dei piccoli robottini costruiti per qualche ragione a noi ancora sconosciuta. Ciò che continuo a pensare, tuttavia, è che questi non costituivano il fine dei loro disegni ma il mezzo per un progetto ancora più grande che volevano assolutamente portare a compimento. Perciò, animati dal loro desiderio, i “Bilkaniani” (d'ora in avanti li chiamerò così) sbarcarono sulla Terra con l’obiettivo di tornare alla loro terra madre in un secondo momento.

Da questo punto, incontriamo le prime perplessità su come siano proseguiti gli eventi, anche perché le informazioni in nostro possesso si riducono all’osso. Facendo un punto sulla situazione sappiamo che:

  • A Bilca abitavano 3 distinte “razze”, tuttavia è sconosciuto il momento in cui avvenne la loro separazione una volta giunti sulla Terra.
  • Secondo quanto letto da Robin nel cap. 261, nell’anno 402 dell’era del mare circolare la città di Shandora prosperò (siamo più di 1100 anni indietro dalla storia attuale).
  • Tornando ancora indietro nel tempo, sappiamo che l’albero della conoscenza di Ohara fu piantato 5000 anni fa, mentre il palazzo di Alubarna venne costruito 4000 anni fa.

Possiamo immaginare che i Bilkaniani in questi secoli si adattarono alla vita sulla Terra, continuando a progredire ma senza riuscire a soddisfare il loro obiettivo che li aveva spinti a emigrare sul pianeta. La svolta, tuttavia, arriva 900 anni fa (azzardo che avvenga in questo periodo perché è il punto della storia che ha conosciuto i maggiori cambiamenti), durante il secolo inenarrabile, quando i Bilkaniani fecero uno scoperta: trovarono l’energia che da sempre cercavano… Il frutto Goro Goro. Il frutto gli avrebbe dato tutta l’elettricità che bramavano e volevano ottenere da secoli e secoli.

Restando sempre sul campo delle ipotesi, non sappiamo se i frutti del diavolo siano una loro invenzione o di altri. Comunque, una volta saputa l’esistenza di un frutto del genere, i Bilkaniani avranno tentato di impossessarsene (presumo con mezzi pacifici). Secondo l’idea che mi è sembrata più plausibile, il frutto era nelle mani dell’antica alleanza che avrebbe formato successivamente il Governo Mondiale. Questi, come è logico pensare, non volevano cederlo tanto facilmente, ma volevano qualcosa in cambio… E quel “qualcosa” era Pluton.

Qui mi ricollego a delle teorie che ho letto sul web e che riguardano quest’arma ancestrale. Pluton non era “solamente” una corazzata immensamente potente e terrificante, ma anche un’astronave. Pluton, infatti, sarebbe la “nave” dei Bilkaniani, nave che hanno utilizzato per giungere sulla Terra e che hanno conservato per il momento in cui avrebbero fatto ritorno alla loro patria. Del motivo per cui tale astronave dovesse essere anche un’arma distruttiva non ne ho idea, ma probabilmente si ricollega al famoso progetto che i Bilkaniani dovevano portare a termine.

Dunque, da un lato ci ritroviamo il Goro Goro tanto desiderato dai Bilkaniani e in possesso dell’Alleanza, dall’altro l’Alleanza che voleva impadronirsi dell’arma ma di proprietà dei Bilkaniani. Come si sia risolta la faccenda possiamo immaginarlo: nelle trattative qualcosa andò storto e scoppiò una guerra.

Mettendo da parte il proseguo della storia del secolo inenarrabile, che finirebbe per toglierci tanto tempo e ci farebbe distogliere lo sguardo dal tema cardine del post, continuiamo la storia dei Bilkaniani al termine del secolo buio. Sappiamo che Shandora fu stremata dalla guerra e possiamo supporre che le tre “razze” fossero ormai divise nei 3 luoghi che conosciamo. E qui iniziamo l’analisi alla “nuova Bilca”, l’isola nel cielo. 
 

Questa ritengo si sia fatta carica della “volontà” di tutti i precedenti Bilkaniani e abbia conservato il desiderio di tornare alla terra natia, tanto da divenire un sentimento comune a tutti i suoi abitanti. Ciò nonostante, è probabile che la storia originaria, al pari di ogni altra leggenda popolare, abbia mutato il suo aspetto e sia stata tramandata con una nuova, lusinghera prospettiva: Bilca si è trasformata nella "terra da sogno degli Dei" ed è stata denominata "Fairy Vearth"; ricordiamoci che il Vearth, ossia ciò che noi chiamiamo terra, è venerato dagli abitanti dell'isola del cielo come un idolo, mentre l'appellativo Fairy sta per "magico e fantastico", perciò non c'è da sorprendersi se abbiano trasformato l'antica storia tramandata in uno dei loro desideri più intimi, ossia nell'esistenza di un'immensa distesa di Vearth. Arrivando al presente, Enel è l'incarnazione dell'ambizione del suo popolo, colui che raccoglie dentro di se quel sublime desiderio che si cela in ogni nuovo Bilkaniano: raggiungere il Fairy Vearth ed elevarsi a Dio. Enel, difatti, non coglie nella Bilca lunare quell'aspetto spirituale e ideale che avrebbe dovuto vedere ogni vero Bilkaniano, ma si interessa solamente a quello materiale, tanto che sembra guardare con noncuranza le incisioni storiche riportare sulle pareti della Bilca lunare, a ragion del fatto che l'antica volontà sia cambiata per far posto a una più egoisticamente ambiziosa.

A questo punto, riprendiamo in esame i 2 oggetti indispensabili per il ritorno a Bilca: il frutto Goro Goro, in grado di produrre l’elettricità, e Pluton, l’astronave da utilizzare per il viaggio nello spazio.

Avanzando un'ipotesi, ritengo che alla fine della guerra si sia invertita la posizione dei Bilkaniani: in qualche modo si sono ritrovati con il Goro Goro fra le mani, ma hanno perso la loro astronave. E qui siamo punto a capo: il frutto è stato trasmesso di generazione in generazione in attesa della costruzione della nave con cui farvi ritorno, finché arriviamo al presente dove Enel, espressione dell'ambizione del suo popolo di elevarsi a Dio, finisce per consumare il Goro Goro, il cimelio a lungo conservato, e, con il suo desiderio di raggiungere “la terra degli Dei”, progetta l’Arca Maxim, una Pluton 0.5, in quanto priva di armi e solamente in grado di volare. 


Ed eccoci di nuovo qui sulla Luna alle prese con quel simpaticone di Enel. Una volta rimessa in funzione la città, notiamo che gli automi dimostrano subito una profonda “devozione” al Dio. Questi devono essere gli stessi che hanno vissuto al tempo della partenza dei Bilkaniani e che sono rimasti a riposare in attesa del loro ritorno. È lecito supporre che abbiano visto in Enel il loro “messia”, il salvatore che prima o poi sarebbe tornato a prenderli. Enel, dal canto suo, se pur si dimostra disinteressato alle storie del passato, accoglie con gioia l’idea di un nuovo esercito di fedeli subordinati.

Arriviamo ora alla domanda che ci ha accompagnato per tutto l’articolo: qual era il progetto dei Bilkaniani? Non ne ho idea. Ma non disperatevi, ho lasciato per il gran finale un’ultima ipotesi che farà breccia nei vostri cuori.

Volgiamo la nostra attenzione sulla più famosa delle isole della Rotta Maggiore, Raftel. Una terra irraggiungibile che, secondo la leggenda, è stata segnata solo dal Re dei Pirati e la sua ciurma. Non vi siete mai chiesti come mai nessuno è riuscito a raggiungerla? Penso che abbiate capito dove voglio andare a parare.

Raftel è sulla Luna.

Da qui ha inizio la storia del mondo di One Piece e qui finirà. Dite perché ho supposto che Raftel sia sulla Luna? Beh, conoscendo Oda, dubito fortemente che ciò che ci abbia mostrato nelle mini-avventure di Enel sia fine a sé stesso e quale modo migliore di collegare tutta la storia di One Piece se non con un viaggio alla scoperta di Raftel, l'isola lunare che aspetta di porre un punto alla missione iniziata secoli e secoli fa dai Bilkaniani? Malgrado ciò, non sono ancora in grado di dirvi se Raftel si trovi sulla Luna vistita da Enel, su un'altra o se sia, addirittura, la stessa Bilca. Quello di cui sono convinto è che una delle saghe finali si svolgerà nello spazio e qui mi fermo con le parole e lascio che sia la vostra immaginazione a fare il resto. Ciò che, invece, premo di dirvi è che Enel ritornerà per certo (magari accompagnato da un bel flashback su Bilca), in quanto rappresenta un pezzo importante, essenziale della storia: deve farsi carico della volontà di tutti i Bilkaniani.

Alleato o nemico? Questo vedete di deciderlo da soli.
 (cit. Rufy)

Bene, concludo qui questa MAXI teoria su Bilca. Come vedete, non tutto ciò che ho scritto si basa su dati inoppugnabili, ma, per ragion di cosa, mi sono dovuto sbilanciare altrimenti la teoria non sarebbe mai nata. Che si dimostri completamente, in parte o per niente veritiera solo il tempo potrà dircelo. Tra le varie cose rimaste escluse ci tengo a descrivervi una scena che non sono stato in grado di collegare al resto della teoria.
 
Durante le mini-avventure di Enel scopriamo che il professor Tsukimi, uno scienziato dell’isola Karakuri (la stessa del dottor Vegapunk) ha costruito 4 automi e questi, dopo che il loro inventore era morto assistendo a un’improvvisa esplosione sulla Luna, decidono di andarci in volo utilizzando dei palloncini.

Il riassunto della storia nelle 3 scene chiave




Qui mi sfuggono i collegamenti che sussistono tra i vari personaggi e le isole (come è riuscito il professor Tsukimi a costruire gli automi? L’isola del professore sembra alquanto diversa da quella di Vegapunk, è davvero la stessa? Che ruolo ha l’isola nella storia di Bilca?). Se avete idee a riguardo, non esitate a farvi avanti, nessuno finirà nel nabbo time XD

Vi ringrazio per aver perso venti minuti (i primi) della vostra vita a leggere questa strampalata teoria. Come sempre, scrivete nei commenti cosa ne pensate, vi risponderò non appena possibile. In attesa del prossimo post…

Un saluto a tutti.

-Black

6 commenti:

  1. Essendo i Bilkaniani un popolo che in passato faceva uso di elettricità è corretto pensare che fosserero molto avanzati dal punto di vista tecnologico. Dato che Vegapunk è spesso definito come un'entità avanti anni luce rispetto agli altri non è possibile che sia un superstite o quanto meno un discendente di Bilka in possesso delle vecchie conoscenze (conoscenze magari condivise con Tsukimi, costruttore di automi)? In quel caso potrebbe egli stesso (Vegapunk) trovarsi già sulla luna e Tsukimi, vedendo che qualcosa di strano era successo alla luna potrebbe aver inviato gli automi a controllare.

    La butto lì eh,
    Sipielem

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  2. Inoltre Pluton è stata costruita a Water Seven, trovo quindi improbabile che sia la nave usata per andare da Bilka sulla terra. Ciò non toglie che potrebbe essere la nave costruita per tornare dalla Terra A Bilka.

    Sempre buttata lì, Sipielem

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    1. Da quel che ricordo, non viene detto che la nave sia stata costruita a Water7 ma solamente che i carpentieri si fossero tramandati i progetti. In ogni caso, supponendo che i Bilkaniani fossero alleati all'antico regno (e che di questi facevano parte i primi carpentieri di Water7), c'è la possibilità che i Bilkaniani gli avessero affidato i progetti per la costruzione di una nuova, eventuale Pluton, e che loro successivamente, a causa del Governo Mondiale, siano rimasti privi dei progetti.

      La butto lì. Slplelem

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    2. Certo, potrebbe essere anche così!
      Comunque scusami, mi ero scordato di farti i complimenti per la teoria, sicuramente molto interessante!
      L'unica cosa che eviterei di fare è far coincidere Bilka con Raftel o con la conclusione della storia. Secondo me è plausibile un'avventura sulla luna, ma non credo sarà l'ultimo step, anche perchè penso (ma soprattutto spero) che Raftel abbia il classico fascino di una vecchia e "tradizionale" isola sul mare!

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    3. Grazie Mille!

      Anche io ammetto che l'ipotesi di Raftel sulla Luna sia un po' azzardata, mentre, come scrivi anche tu, sono convito che una saga nello spazio non sia una cosa così impossibile.
      Che Raftel abbia il classico fascino di una vecchia e tradizionale isola sul mare, penso che sia l'idea che si siano fatti quasi tutti (e che probabilmente sperano, io in primis XD).

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